Progetto

p_parlamento_eu_flagsIl progetto PANUE – Parlamenti nazionali e Unione europea nella governance multilivello

La debolezza delle assemblee elettive costituisce uno dei punti ricorrenti nella polemica sulla complessiva struttura istituzionale dell’Unione europea. Dopo il fallimento del Trattato proposto dalla Convenzione europea le modifiche introdotte con il Trattato di Lisbona sono state viste come un passo capace di modificare la situazione nell’ambito del processo incrementale di formazione di uno spazio costituzionale comune sempre più coeso ed efficiente, capace di fornire senso compiuto alle disposizioni che certificano che il funzionamento dell’Unione si basa sulla democrazia rappresentativa e che i parlamenti nazionali contribuiscono attivamente al buon funzionamento dell’Unione.

In particolare, l’art. 8 C del Trattato stabilisce che:
– i parlamenti nazionali vengano informati dalle istituzioni dell’Unione sull’attività legislativa; vigilino sul rispetto del principio di sussidiarietà secondo i protocolli per l’applicazione del principio di sussidiarietà e proporzionalità;
– partecipino sia all’attività di revisione dei Trattati sia ai meccanismi di valutazione delle politiche relative allo spazio di libertà, giustizia e sicurezza attuando forme di cooperazioneinterparlamentare tra parlamenti nazionali e con il parlamento europeo.

Al di là di ogni giudizio sulla rilevanza di simili disposizioni normative (a suo tempo suggerite dalla stessa rete dei parlamenti nazionali), rimane il problema di monitorare la loro effettiva efficacia sul campo in maniera da poterle opportunamente implementare.
In questa specifica prospettiva la ricerca ha come scopo precipuo acclarare, con un’indagine sul complesso dei 27 ordinamenti dell’Unione europea, il ruolo e lefunzioni che i parlamenti nazionali effettivamente sviluppano – all’interno del contesto europeo partendo dalla constatazione che essi non esplicano soltanto funzioni dilegittimazione, di indirizzo, di cooperazione e di controllo, ma anche di coordinamento tra differenti piani di un sistema a rete, di cui essi figurano come snodo.
A questo specifico fine si intende in particolare verificare in quale modo i parlamenti nazionali si inseriscano come elementi di coordinamento e di cooperazione sullabase delle modifiche precedentemente citate intervenute con il Trattato di Lisbona, raccogliendo in maniera sistematica la documentazione da questi prodotta al fine diarrivare ad un DATA-BASE, utile alla ricerca dei gruppi, ma anche socializzabile per la comunità scientifica.

Le cinque unità (Roma “La Sapienza”, Milano -Università Statale, Pisa, Napoli -Parthenope, Siena) coinvolte nella ricerca si occuperanno, quindi, del ruolo effettivamente svolto dai singoli parlamenti per quanto riguarda:
1) il monitoraggio dell’attività legislativa dell’Unione e delle domande di adesione;
2) la partecipazione dei Parlamenti nazionali alle politiche relative allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia (art. 61 C) e Europol e Eurojust (Art. 69 G e D) nonchédi revisione dei Trattati (art. 48);
3) l’attività di vigilanza operata dai parlamenti nazionali sul rispetto del principio di sussidiarietà;
4) l’attività di cooperazione a livello orizzontale tra parlamenti;
5 ) la partecipazione dei Parlamenti nazionali alla governance economica europea;
6) il tema del coordinamento tra Parlamenti nazionali e autorità indipendenti, in vista della migliore efficienza dei settori affidati alla vigilanza di queste ultime (inparticolare, i settori dell’energia e dei trasporti e i settori delle telecomunicazioni, dell’Antitrust, della governance finanziaria);
7) la funzione di coordinamento verticale dei singoli parlamenti tra piano europeo e piano subnazionale.

Il lavoro di ricerca, articolato in fasi e scandito da incontri di raccordo tra i vari gruppi, sarà integrato dalla somministrazione di un questionario per i componenti delle Commissioni parlamentari che si occupano di Affari europei e dei funzionari addetti alle stesse per verificare l’atteggiamento deiprotagonisti in materia.


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